Si è parlato ieri della particolare vicenda successa a un dipendente Apple statunitense, tale Wiz, che dopo aver inserito la propria scheda SIM all’interno di un iPhone 4S portato in assistenza ha involontariamente trasformato il dispositivo in un vero e proprio buco della serratura dal quale è stato possibile spiare la sua vita privata. La mela morsicata ha esaminato l’accaduto, pronunciandosi in via ufficiale.
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Bizzarra e al tempo stesso preoccupante la vicenda riportata nelle ore scorse da Gizmodo. Protagonisti un dipendente Apple, un possessore di iPhone 4S e un bug dell’applicazione iMessage, che stando a quanto accaduto rappresenta una grave minaccia per la privacy degli utenti.
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Apple ancora sotto accusa in seguito alle violazioni della privacy dovute all’impiego di Carrier IQ sui dispositivi iOS. Dopo le spiegazioni chieste dalle autorità tedesche alla società di Cupertino, giunge oggi da oltreoceano la notizia di una class action depositata da tre studi legali nei confronti della mela morsicata, dei produttori HTC, Motorola, Samsung e degli operatori AT&T, Sprint e T-Mobile.
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Come sottolinea Electronic Frontier Foundation in una nota pubblicata nelle scorse ore, Apple assieme a DropBox si è finalmente e ufficialmente aggiunta a quelli del Digital Due Process, un gruppo che si prefigge lo scopo di esercitare pressioni sul Congresso per ottenere una maggiore tutela della privacy della propria utenza. Le leggi USA attualmente in vigore sulla materia, infatti, risultano antiquate ed estremamente lacunose.
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Alla seconda udienza presso il Senato degli Stati Uniti, Apple ha ribadito la propria posizione specificando che non ha mai, e non ha intenzione, di tracciare le posizioni dei propri utenti.
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L’attività di localizzazione degli utenti iOS non ha mai comportato un reale pericolo. Questa la conclusione di Apple in merito alla questione ribattezzata LocationGate, che nelle scorse settimane ha sollevato un vero e proprio polverone dopo la scoperta, da parte di due ricercatori, di un file che registra segretamente i movimenti di chi possiede un iPhone, iPad o iPod touch equipaggiato con il sistema operativo iOS 4.
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Anche Safari si unirà alla schiera di software per la navigazione (al fianco di Firefox, Chrome e Internet Explorer) che dispongono, in un modo o nell’altro, di un sistema “do not track”. Al momento Apple sta testando la funzionalità nella release beta del browser all’interno del nuovo Mac OS X Lion, disponibile inizialmente soltanto per gli sviluppatori. Come riportato sulle pagine del Wall Street Journal, l’introduzione avverrà con il rilascio della prossima versione di Safari, previsto con tutta probabilità nel corso dell’estate.
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Facebook è nuovamente sotto i riflettori per una questione riguardante la privacy: l’accusa riguarda questa volta l’applicazione per iPhone e la funzione (introdotta con l’aggiornamento di gennaio) di sincronizzazione dei contatti presenti sul melafonino con la rubrica del social network.
A quanto pare, in barba a tutte le norme sulla tutela dei dati sensibili, scegliendo di abilitare tale funzione di sincronizzazione, si trasferirebbero sul Web tutti numeri telefonici dei propri contatti e questo a totale insaputa dei diretti interessati.
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Negli ultimi giorni, il Web non fa altro che discutere di una polemica che ha invaso il mondo Android, dove moltissime applicazioni sarebbero utilizzare per violare la privacy degli utenti. Puntuale come un orologio svizzero, ecco che appare in Rete uno studio sul rivale principale di Google, iPhone. Pare, infatti, che nemmeno App Store sia esente da comportamenti scorretti: il 68% delle applicazioni per il melafonino invierebbe a soggetti terzi gli UDID del dispositivo.
Per UDID si intende un numero identificativo univoco, strettamente correlato agli usi comuni di iPhone, nonostante ufficialmente serva per rendere impossibile l’installazione di software pirata. Possedendo un UDID, gli esperti sostengono come sia semplice risalire ai dati sensibili dell’utilizzatore, in barba alle più basilari regole sulla privacy.
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