I blogger di The Apple Lounge hanno reso noto, tramite il loro sito, che Autodesk sta vagliando l’ipotesi di creare una versione di AutoCad specifica per piattaforme Mac.
La società ha creato un sondaggio online per testare la risposta degli utenti riguardo ad una possibile versione Mac del proprio famoso tool di sviluppo grafico. Qualora il feedback degli utenti fosse positivo, in breve tempo verrà sviluppata una versione di AutoCad nativa per Leopard.
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La VMWare, nota azienda specializzata nella virtualizzazione dei sistemi operativi, ha appena annunciato la disponibilità di Fusion 2 per Mac.
Il loro virtualizzatore giunge alla versione 2 con una gradita sorpresa per tutti gli utenti registrati della versione 1: per loro l’aggiornamento sarà completamente gratuito; basta effettuare il download dell’applicativo e successivamente il software stesso acquisirà il seriale della versione precedente senza nessuna operazione da parte vostra.
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Fusion e Parallels guidano, con successo, il settore dei virtualizzatori per Mac. Attualmente sono le soluzioni più performanti e complete. Tra i software gratuiti nessuno riesce a emergere con soddisfazione per gli utenti. Fortunatamente non mancano interessanti esperimenti da monitorare.
Ma anche nel mondo free qualcosa si muove, è scesa in campo direttamente la Sun. VirtualBox 1.6 è un virtualizzatore sviluppato per Mac (gratuito). Il prodotto della “Casa di Java” non vuole competere sullo stesso piano dei prodotti commerciali ma a una prima analisi sembra essere perfetto per piccoli usi.
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In passato, in più occasioni, vi abbiamo parlato di vari bundle: Food for Mac, MacUpdate bundle o MacHeist.
MacUpdate ha potuto sperimentare con successo questo sistema di vendita, sembra infatti che gli utenti tendono ad acquistare più prodotti anche se in realtà gli servono uno o pochi titoli del bundle.
Queste offerte sono convenienti sia per l’utente (risparmio) che per i produttori (nuovi utenti e più prodotti venduti), inoltre permettono ai vari applicativi di farsi conoscere da un pubblico più vasto.
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Nel mondo Mac i software per la virtualizzazione più noti sono Parallels Desktop e Vmware Fusion, ma non bisogna dimenticare Qemu. Il software è un’alternativa open source e gratuita ai prodotti commerciali.
Ogni progetto presenta alcuni punti di forza. Parallels, ad oggi, ha dimostrato di essere un ottimo strumento ma Fusion pur arrivando dopo è estremamente valido e dispone di svariati anni d’esperienza nel settore server.
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Con l’avvento dei Mac su chip Intel si è aperta una grossa opportunità: la virtualizzazione.
Oltre a Boot Camp, Windows può girare anche virtualizzato. La virtualizzazione permette di far girare contemporaneamente due sistemi operativi con un’interazione quasi totale fra i due sistemi, cosa non possibile con Boot Camp.
Se vogliamo spostare un file da Mac a Win possiamo eseguire un semplice drag and drop. Con Boot Camp invece dobbiamo, per esempio, copiarlo su una chiavetta e riavviare il computer con l’altro S.O.
Nonostante questi pregi, la virtualizzazione ha un difetto: non riesce ad ottenere il 100% delle risorse. Infatti, eseguire contemporaneamente due S.O. comporta una suddivisione della CPU e degli altri componenti, insomma uno spreco di risorse.
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Parallels è il software di riferimento per fare girare Windows su MAC insieme a Mac OS X. Ossia, avere windows e tutte le sue funzioni in una finestra senza riavvio, come qualsiasi altro programma.
Ho avuto modo di provarlo e devo dire che mi sono trovato (tranne rare e veniali mancanze) decisamente bene. È di oggi la notizia della versione 3.0, che introduce molte e sostanziose novità, per cui se state pensando di acquistarlo forse avrete qualche ragione in più.
Al di là delle “mille nuove, eccezionali, stupefacenti, ecc, novità” il prodotto ha fatto un buon passo avanti, sia per quanto riguarda usabilità sia per le funzioni, che elenco:
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Ci è voluto un anno, ma ora Apple ha definitivamente abbandonato i processori PPC e monta su tutte le macchine processori di Intel.
La scelta, sicuramente non facile, è stata annunciata da Steve Jobs – al WWDC del 6 gennaio 2005- in seguito ad una crisi nella produzione di microprocessori da parte di IBM che era in ritardo sulla tabella di marcia di oltre un anno.
Il passaggio a una architettura completamente diversa non è stato affatto semplice ed è stato accolto molto male da buona parte degli appassionati preoccupati che MacOSX potesse finire per girare su qualsiasi pc danneggiando Apple stessa.
Fortunatamente l’azienda di Cupertino ha intrapreso chiare azioni legali nei confronti di chi cercava di far funzionare MacOSX su computer non creati da Apple e ha inserito controlli e aggiornamenti per scongiurare questo rischio riuscendo, almeno per ora, a mantenere il suo sistema operativo esclusiva dei Mac.
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