Una notizia sicuramente curiosa sta rimbalzando per il Web: Steve Ballmer, il numero uno di Microsoft, si è complimentato con Apple per i successi di App Store. Di primo acchito, la notizia non può far altro che sorprendere, considerata l’idiosincrasia storica di Ballmer nei confronti di tutti i prodotti targati Mela. Analizzando più a fondo, tuttavia, si può ipotizzare come questa dichiarazione possa apparire come una banale tregua, in vista di un possibile accordo tra Cupertino e Redmond per portare Bing sul melafonino.
Durante un recente incontro presso l’Università di Washington, Ballmer avrebbe affermato:
Apple ha fatto davvero un buon lavoro con App Store, permettendo alle persone di monetizzare e commercializzare la loro proprietà intellettuale.
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È iniziata la guerra fra motori di ricerca su iPhone: Bing, il nuovo search engine di Microsoft, potrebbe presto prendere il posto di Google e diventare la ricerca di riferimento per il melafonino. Gli esperti di Redmond, in queste ore, stanno intrattenendo fitti rapporti con Apple per raggiungere questo importante obbiettivo.
La mossa di Microsoft, come è ovvio, mira a distruggere il monopolio di Google, attraverso la propagazione del proprio neonato motore di ricerca intelligente. Al momento, Microsoft detiene soltanto l’11% di tutte le ricerche Web, mentre Google supera l’86%.
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Che la politica delle approvazioni su App Store stesse ammorbidendosi (un esempio su tutti: la registrazione video per iPhone 2G e 3G tramite API non documentate) era abbastanza evidente, ma una notizia così fa sempre il suo scalpore. Bing, il motore di ricerca targato Microsoft, è ora un’applicazione per iPhone, col supporto ai comandi vocali, alle mappe e alla geolocalizzazione.
Non è certamente la prima applicazione Microsoft che approda su App Store, anche se probabilmente sorprende il fatto che Bing per iPhone duplichi alcune delle funzionalità disegnate nativamente da Apple. Storicamente, infatti, Cupertino ha sempre evitato di approvare software che ricalchi o addirittura scavalchi le feature native progettate per la propria utenza, e il caso più famoso è certamente quello della bocciatura di Google VoiceCentral.
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