Confermata l’indiscrezione di questa mattina: Adobe abbandona in via ufficiale lo sviluppo del Flash Player per i dispositivi mobile. I nuovi sforzi dell’azienda saranno concentrati su altri progetti, come quelli finalizzati al supporto delle specifiche HTML5 per la riproduzione dei contenuti multimediali.
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Questa settimana, Adobe ha aggiornato il proprio Flash Player alla versione 10.3 anche per sistemi operativi Mac OS X, portando diversi miglioramenti alla sicurezza con tanto di supporto per le notifiche di aggiornamento automatico.
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Quanti hanno storto il naso alla notizia dell’assenza di Flash sui nuovi Mac a partire dal MacBook Air dovranno ricredersi. La preinstallazione del player di Adobe, infatti, intacca pesantemente la durata delle batterie del supersottile con la mela.
I test condotti da Chris Foresman per Ars Technica parlano chiaro. Il solo fatto di tenere aperte delle pagine di Safari con il plugin Flash installato fa calare l’autonomia da 6 a 4 ore:
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Comex, lo stesso hacker che ha realizzato il jailbreak Spirit su iPhone e iPad, sarebbe riuscito ad effettuare il porting di Flash Player sui dispositivi mobile della mela morsicata.
Il codice di origine, proveniente dalla versione per Android, è stato dotato di un compatibility layer che permette di far girare contenuti Flash in modo nativo all’interno del browser Safari.
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I dissapori tra Apple e Adobe rischiano di assumere toni epici, con quest’ultima restia ad accettare il laconico responso di Steve Jobs: Flash Player non sarà mai implementato sui dispositivi mobili Apple. In questi mesi sono state rilasciate le più svariate motivazioni e sono trapelate dichiarazioni al fulmicotone, il tutto però sfociato in un nulla di fatto.
La questione, tuttavia, sarebbe molto semplice: Flash Player si dimostra su Mac come un software davvero pesante, con performance al limite della tollerabilità hardware anche per la visualizzazione di banali banner pubblicitari. Nemmeno l’ultimo upgrade del plugin Adobe è riuscito a rimuovere il problema del surriscaldamento e della CPU prossima al 100% delle risorse.
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Apple ha pubblicato sul proprio sito statunitense una pagina Web nella quale si impegna in prima persona per promuovere e pubblicizzare lo standard aperto HTML5, tanto amato da Steve Jobs. Per dimostrare le “meraviglie” di HTML5 a Cupertino si sono impegnati nella realizzazione di alcuni esempi che riescono a darci una buona indicazione sulle potenzialità di questa tecnologia.
Aprendo la pagina troviamo una frase introduttiva di Apple che recita:
Ogni nuovo dispositivo mobile Apple e ogni nuovo Mac (insieme alla nuova versione del Web browser di Apple, Safari) supporta in modo nativo standard Web come HTML5, CSS3 e JavaScript. Questi standard sono aperti, affidabili, molto sicuri ed efficienti. Permettono ai designer e agli sviluppatori di creare grafiche, tipografie, animazioni e transizioni avanzate. Gli standard non sono degli optional per il Web, sono il Web, e voi potete usarli già da oggi.
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Non è servita a molto la campagna provocatoria “We Love Apple” per confermare la potenza di Flash: Adobe, infatti, continuerebbe a perdere terreno nei confronti di Apple. A quanto pare, sempre più società hanno deciso di abbracciare il formato HTML5 supportato da Cupertino, abbandonando progressivamente l’uso estensivo di Flash.
Questa tendenza sarebbe confermata dagli stessi operatori di settore, quali webdesigner e webmaster, che sempre con più insistenza si sentono richiedere la conversione di siti Web in un formato iPad compatibile. Si tratta di nomi decisamente importanti nel mondo della creatività online, come Ninth Degree Inc., la società che ha sviluppato i siti per NASA e Sanyo.
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Dopo la lettera anti-flash di Steve Jobs, l’intera rete attendeva trepidante la risposta di Adobe. Risposta che puntualmente è arrivata, questa volta in pompa magna: la società ha comprato una pagina del New York Times per avviare una nuova, e provocatoria, campagna pubblicitaria: “We love Apple“.
Non si tratta, tuttavia, di un cessate le armi fra le due aziende. Dopo l’amorevole scritta, accompagnata da un grande cuore rosso, Adobe ha rivelato i propri veri intenti:
Quello che non amiamo è chiunque limiti la vostra libertà di scegliere cosa creare, come crearlo, e quale sia la vostra esperienza sul Web.
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La battaglia fra Apple e Adobe, che vede le due società contrapposte sull’uso di Flash, non è destinata solamente a generare tensioni in merito al futuro del Web. Tra i fautori del player di Adobe e i supporter di HTML5, sembra che questa disputa abbia avvantaggiato società alternative di conversione dei video. Le principali aziende fornitrici di soluzioni codec e di encoding, infatti, sembra abbiano rilevato un netto aumento del proprio carico di lavoro.
Questa tendenza è di facile spiegazione: la conversione di filmati in un formato compatibile a iPad richiede tempo e denaro e, per questo, le principali aziende in Rete si sono orientate verso servizi di encoding di terze parti. L’imperativo, tuttavia, è essere compatibili già da subito sia con i normali browser desktop che con iPad.
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A luglio 2009 si teneva la WOWODC (World of WebObjects Developer Conference), un evento a cui ha preso parte anche Apple, presentando, un po’ in sordina, Gianduia: un framework JavaScript per realizzare applicazioni Web complesse (indicate di solito come RIA, Rich Internet Applications), evitando di ricorrere a plugin esterni (quali Flash o Silverlight) e facendo affidamento esclusivamente sugli standard del Web.
Fino ad ora non se ne era parlato molto, dato che Apple aveva mostrato una demo del prodotto, ma con accordo di non divulgazione, sebbene il framework sia già stato utilizzato dagli sviluppatori di Cupertino, come riporta AppleInsider, per realizzare diverse sezioni del sito Apple (ad esempio quelle relative all’iscrizione al programma One to One, o per le prenotazioni al Genius Bar e la gestione degli appuntamenti gratuiti per lo shopping personale).
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