Fin da quando ha aperto i battenti App Store, il negozio online di applicazioni per iPhone e iPod touch, una faccenda è balzata subito agli occhi di sviluppatori e osservatori, e cioè che la politica di accettazione delle applicazioni che Apple persegue è tutt’altro che chiara. Per sedare le critiche, da Cupertino arriva l’ordine perentorio: vietato parlarne.
Tutto è iniziato quando Apple ha cominciato a rifiutarsi di pubblicare alcune applicazioni su App Store. NetShare ad esempio, il software che consentiva di trasformare il proprio iPhone in un modem, è stata rimossa temporaneamente un paio di volte, prima di sparire (senza una motivazione ufficiale plausibile) del tutto.
Sorte simile è toccata a Podcaster, il software che consentiva il download on-demand dei podcast direttamente sul proprio telefono, rifiutato perché duplicava alcune delle funzioni di iTunes nei computer fissi. In altre parole, competeva con iTunes.
Nel tentativo di sedare le critiche che stanno piovendole addosso in merito alla gestione dell’App Store, Apple ha cominciato ad aggiungere un “Non Disclosure Statement” alla fine di ogni mail di bocciatura inviata agli sviluppatori.
E oltre ad aver di fatto impedito qualsiasi lamentela pubblica, ha vietato la distribuzione “Ad Hoc” delle applicazioni non accettate, cioè quella speciale modalità di distribuzione (implementata da Apple stessa) che consente l’installazione delle applicazioni su iPhone con un semplice Drag&Drop, senza passare dallo store ufficiale e fino ad un massimo di 100 dispositivi.
È chiaro che, se Apple non diventerà più trasparente nella gestione delle bocciature, il malcontento non farà che aumentare, e ciò sarà deleterio per l’intera piattaforma; gli sviluppatori, dopotutto, sono fondamentali all’ecosistema iPhone quanto lo sono Apple e gli utenti. Ed è un peccato perdersi in beghe tanto piccole, proprio quando alcuni sviluppatori annunciano entusiasti guadagni da capogiro.
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è un peccato perché quelle applicazioni sono tra l’altro molto interessanti.
Forse troppo.
In effetti (per quel che mi riguarda) l’impossibilità di scaricare i podcast senza un appoggio via desktop è una stupida mancanza.
di Duke - 25 settembre 2008 - 10:04
Mah!
In che senso “competeva” con itunes ?
Ma si allacciava al circuito dei podcast di itunes store ?
Allora mi sembra ovvio che serva il permesso di apple per usufruiredi un circuito creato e mantenuto, pagando, da apple.
di giuliano - 25 settembre 2008 - 11:51
gli sviluppatori che guadagnano parecchi soldi possono anche continuare a sfruttare la situazione, sono forse della stessa pasta dei loro padroni.
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Ma coloro che hanno pubblicato apps gratuite potrebbero ritirarle e rifiutarsi di pubblicarne altre, ci sono gli installatori alternativi (anche se non sono legali al 100%) se proprio non vogliono rinunciarvi.
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SVILUPPATORI! rifiutatevi di obbedire al padrone se volete essere liberi, LIBERATEVI!
di Pio Alt - 25 settembre 2008 - 12:12
Togli pure il 100%, non sono legali e basta.
Uno sviluppatore che distribuisce la sua app in altri modi è chiaramente uno che invita a crackare il proprio apparecchio, imho ci fa una figura non da poco.
di giuliano - 25 settembre 2008 - 12:17
Quello che fa la Apple con l’iphone, gli sviluppatori e tutto il resto è il peggiore errore di marketing che poteva fare.
La cosa triste è che le cose peggioreranno ancora.
di Ratamusa - 26 settembre 2008 - 10:31
La politica è discutibile, ma per il momento non lo definirei un errore di marketing.
Hai visto quanti soldi stanno girando sull’app store ? Che volume di vendita ha generato in 2 mesi ?
di giuliano - 26 settembre 2008 - 10:33
Nella produzione di software e hardware per Apple desktop & portatile ci sono regole precise da seguire.
Perchè non hanno fatto una cosa simile anche per l’iphone-touch?
In questo senso è un errore di marketing.
andrò ancora a dare un’occhiata a questo appstore, comunque.
di Ratamusa - 26 settembre 2008 - 10:47