Continua a tenere banco la disputa tra Google e Apple che, negli ultimi giorni, sembrano non riuscire a trattenersi dall’accusarsi l’un l’altra. A rendere ancora più infuocata la querelle, è Tim Bray, Developer Advocate di Google specializzato nello sviluppo di Android. Secondo l’uomo, BigG addirittura odierebbe iPhone.
Il melafonino sarebbe responsabile di limitare fortemente lo sviluppo di una concezione aperta del Web in mobilità, imponendo restrizioni, censure e, non ultimo, non favorendo la collaborazione con gli altri attori del settore. Le continue battaglie legali, come per esempio quella contro HTC, non farebbero altro che compromettere l’evoluzione del mercato mobile.
La visione di iPhone del futuro di Internet mobile omette le controversie, il sesso e la libertà, ma include gravi limitazioni su cosa si può conoscere e cosa si può dire. [...] Si tratta di uno sterile giardino alla Disney, protetto da avvocati con denti da squalo. Le persone che creano app si sottomettono al volere del padrone, temendo la sua furia. [...] Io odio tutto ciò.
In altre parole, le severe regole di accesso in App Store e la forte censura di Cupertino nei confronti dei software più controversi, quali le applicazioni pornografiche, andrebbero a compromettere quelle libertà che, da sempre, caratterizzano l’evoluzione di Internet.
Analizzando le dichiarazioni con uno sguardo più critico, non si può, tuttavia, non notare un velato secondo fine nelle parole di Bray. Lo sviluppatore, non a caso, è una delle personalità responsabili del progetto Android, il diretto concorrente del melafonino. Il successo di App Store non conosce pari nel settore mobile e, di conseguenza, potrebbe aver spaventato persino Google.
Inutile negare l’esistenza di forme, più o meno velate, di censura su iPhone. Allo stesso tempo, però, App Store si è rivelato un sistema vincente, in grado di garantire la possibilità, per moltissimi developer minori, di farsi conoscere al grande pubblico.
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Concordo pienamente con le ultime tre righe.
di GioSaccone - 16 marzo 2010 - 12:22
“App Store si è rivelato in grado di garantire la possibilità, per moltissimi developer minori, di farsi conoscere al grande pubblico”
Certo, tranne per il fatto che iPhone SDK esiste solo per MAC (Win o Linux non esistono per Apple), quindi un abile developer deve prima comprarsi un macbook a 1200? poi mettere a frutto le sue idee e pubblicarle ad un certo prezzo per rimediare ai costi.
di abba - 16 marzo 2010 - 14:33
Di soluzioni per utilizzare SDK ce ne sono anche senza comprare un Macbook da 1200 euro. Macbook White costa 899, Mac Mini 549… Sviluppo solo su Mac? Mbeh, iPhone OS è pur sempre un sistema operativo nato da OSX
di Marco Grigis - 16 marzo 2010 - 14:36
Eh! La trovo dura riuscire a lavorare per Apple servendosi di Windows… =)
Beh dai… Anche a meno di 1200 ?.. =P
Inoltre, se Apple impone questa “limitazione”, meglio non pensare a quelle di BigM
http://www.iphoneitalia.com/microsoft-marketalace-ecco-i-costi-per-gli-sviluppatori-22700.html
di GioSaccone - 16 marzo 2010 - 14:54
@GioSaccone
Quella è una notizia vecchia, adesso MS si è allineata alla politica di Apple con la differenza ce gli strumenti di sviluppo sono gratuiti.
Però ricordo a tutti che se si vuole sviluppare un app NON E’ OBBLIGATORIO iscriversi al Marketplace e si può tranquillamente hostarla su qualche sito esterno.
di Wpae - 17 marzo 2010 - 16:33